Omicidio Marchetti, la vicina: "il figlio era malato e non seguito", rifiutava la terapia
La stessa vicina ha riferito a "Dentro la notizia" che durante l’estate 2025 il 52enne “ha subito anche un TSO”. Gli agenti lo avevano portato via e dopo 15 giorni “lo hanno rilasciato con una terapia che lui sistematicamente penso che non seguiva, perché non la voleva prendere”.
Ennesima nefandezza della legge 180; una madre viene uccisa dal figlio che si rifiuta di assumere sistematicamente le terapie. Un omicidio che poteva essere evitato, uno dei tanti, troppi fatti di cronaca che vedono protagonisti alcuni malati mentali. Parla la vicina di casa, per fortuna, altrimenti tutto sarebbe stato archiviato dalla stampa e opinione pubblica come il “solito fatto inspiegabile”, tanto si dice: morto non parla.
Questo fatto dimostra ancora una volta che è necessario introdurre modifiche alla legge 180 per costringere quella fetta di psicotici o schizofrenici, non per nulla esigua - ammontano a circa il 30% dei malati - ad assumere la terapia pur risiedendo nel territorio.
Sarebbe sufficiente introdurre gli ACT, ma qualsiasi “spinta a curarsi” secondo la legge 180 e i basagliani, è sbagliata e sono sempre pronti, come al solito, a sventolare lo spauracchio del manicomio. Loro non fanno distinzione tra patologie lievi o patologie gravi e complesse, sostengono ciecamente la libertà terapeutica e la sola o prevalente soluzione psicosociale a questi gravi problemi.